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mosaico

 

STORIA e preistoria

(lo abbiamo bastonato e sfruttato per secoli, ora lo facciamo estinguere...)

Le prime tracce di domesticazione dell’asino risalgono al 4000 a.C., nel basso Egitto, mentre in Europa i primi ritrovamenti appartengono all’epoca tra quella del bronzo e quella del ferro.
Oltre che lungo le coste dell'Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell'Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc.
Dagli asini selvatici africani deriverebbero i ciuchi armati di pazienza destinati a fare la parte più dura dei lavori di una volta, in cambio di un magro pasto; senza mai dar peso al fatto di esser eletto simbolo dell’ignoranza e della testardaggine.

E’ sempre stato allevato da contadini che non avevano i mezzi per selezionarne razze, quindi è rimasto molto simile, anche nelle abitudini, al suo antenato selvatico che viveva in branco in ambienti desertici; è in grado di nutrirsi anche mangiando anche rovi secchi e spinosi e di sopportare molto bene la sete. Le striature caratteristiche che l’asino ha sul dorso, da una spalla all’altra, sono il segno della stretta parentela con la zebra.
Bassorilievi assiri mostrano le prime figure di muli, quindi l’asino ha da sempre alleviato le fatiche di molti, ricchi e poveri girando la mola, portando pesi, trainando carri e aratri... (img: mulino.jpg) ma anche fornendo carne, cuoio e latte (che tra l’altro è ottimo come composizione nutritiva, meglio di quello vaccino).

prime tracce storiche di orecchie lunghe addomesticate
Va considerato che la sua ben nota testardaggine è data da una cattiva interpretazione del fatto che è difficile forzare chiunque a fare qualcosa che contraddica i suoi istinti di conservazione;
date le bastonate e i lavori che comunque svolgeva merita un plagio alla pazienza che dimostrava: solo quando crollava a terra ci si rendeva conto di averlo caricato troppo.
Dopo millenni di servizio, alcune razze rischiano ora l’estinzione, persino le poste italiane nel 2007 hanno pubblicato un francobollo che rappresenta le razze italiane a rischio di estinzione.


LEGGENDE
(Dai santi ai demoni, lui non giudica nessuno...)

Apuleio e l'asino d'oro

L’asino evidenzia l’ambivalenza che possono avere i simboli: nei millenni ha rappresentato il coraggio, la testardaggine, la saggezza e la stupidità; è stato venerato come divinità e bastonato come spirito malvagio.
Il noto Lucignolo di Pinocchio pare proprio prenda ispirazione alla vecchia leggenda di Apuleio (che si chiamava Lucio guarda un pò) il quale, spinto dalla troppa curiosità, venne tramutato in asino con la possibilità di tornare al suo aspetto normale solo dopo diverse peripezie; anche il raconto “pelle d’asino” segue lo stesso concetto di metamorfosi attraverso lo studio.
Leopardi parla dell’asino nella sua “Dissertazione sopra l'anima delle bestie” che non trovò mai editori per una pubblicazione critica della stessa.


La raffigurazione sacra dell’asino ha avuto fin dagli inizi del cristianesimo un singolare riconoscimento in Vaticano, si è recentemente scoperta tutta una iconografia sacra. Alcuni sostengono che sia Gesù quello raffigurato con orecchie e zoccoli asinini nel famoso graffito sul muro del Palatino a Roma; troviamo ancora l’immagine di Gesù con orecchie d’asino e zoccoli ammantato di toga con un libro in mano, ci riferisce Tertulliano; queste sono tutt’altro che caricature di pagani in scherno dei cristiani.

Il ritorno di Gesù.
Troviamo ancora un somarello ad accompagnare Maria all’Avvento. Accompagna ancora Gesù nel ritorno a Gerusalemme.
Una cappella affrescata lo ritrae quando, nel 1213, disturbava San Francesco col suo ragliare, ma il santo con uno dei suoi “frate asino, sta in quiete” lo convinse ad ascoltare l’orazione che stava facendo ai Trevani (abitanti di Trevi).
Secondo i Vangeli è una specie prediletta da Dio, tanto che non può subire sortilegi né esser colpito dai fulmini (da qui la croce che porta disegnata sulla schiena).
Nel medioevo rappresentava il diavolo: in spoglie asinine ragliava durante gli equinozi, dodici volte di giorno e altrettante di notte, chiamando le anime che lo avevano abbandonato (da quando cioè vide gli umani convertirsi a Dio).
Mosaico rappresentante l'arconte Typoon

Ha corpo d’asino anche l’arconte Typoon che controlla diversi demoni.
Accompagnava le streghe ai sabbath, dato che, pare che il diavolo abbia dato solo a lui la capacità di percorrere le mulattiere che portano ai luoghi dei riti (gli asinelli dell’asinara rimangono tutt’oggi l’unico mezzo in grado di percorrere certi sentieri).


Leggenda vuole che abbia il muso bianco dal giorno in cui Dio, sotto suggerimento degli angeli, lo invitò in Paradiso: era il più paziente e resistente tra gli animali, lo meritava; quando però l’asino arrivò davanti al Paradiso, sporse solo il muso con circospezione e vide che aveva a disposizione dei bei prati, ma che avrebbe dovuto giocare insieme ai bambini, gli scalmanati figli dei contadini che lo bastonavano e calciavano; si impuntò, allora, e non ci fu modo di convincerlo ad entrare, da allora il muso gli rimase bianco: “beato”.
Esce dal bosco accompagnando nella distribuzione dei doni anche San Nicolao (poi diventato Santa Claus) e Santa Lucia il 13 dicembre, aiutandola nel suo lavoro.
Vogliamo ricordare chi accompagna Bacco, reggendogli la botte?


Leggende e racconti arrivano da ogni parte del mondo, anticamente per tutto l’Oriente l’asino simboleggiava la saggezza e la regalità e lo troviamo ancora come simbolo di partiti politici in America.
I greci lo collegavano a Saturno, in relazione con la trasformazione della materia, e lo veneravano per il suo coraggio.

In araldica l'asino è ritenuto un animale nobile e degno di onore, simboleggia sobrietà ed umiltà. Assunto anche come emblema del popolo Ebreo.


ETOLOGIA
(son guidati dall’asina più saggia, prima di scalciare avvertono più volte...)

branco brado

Nel 1936 grazie a K. Lorenz, K. Von Fish e N. Tinberg naque l’etologia, disciplina che si dedica allo studio dei comportamenti degli animali, soprattutto alle differenze tra comportamenti istintivi e appresi, la possibile derivazione genetica dei comportamenti e il comportamento comparato con altre specie.
Le condizioni precarie che l’asino ha dovuto sopportare nei secoli gli hanno conferito il carattere che ha oggi:
- è paziente.
- è pacifico.
- è attento (perchè se non badava lui a se stesso e a dove metteva i piedi, nessun’altro se ne preoccupava di sicuro).
- è intelligente (riflessivo più di un cavallo).
Basta fare un piccolo sforzo di immaginazione per capire che tante delle esperienze dell’asino nei secoli erano vissute a bastonate e morsi alle orecchie, quindi come può reagire ad un bambino che vuole solo giocarci insieme, con rispetto?
E’ interessante scoprire, frequentando un somaro per qualche tempo, che prima di scalciare lo anticipa con colpi di coda, poi picchia in terra i piedi e solo se a questo punto si insiste magari il calcio arriva, ma piuttosto che scalciare preferisce solitamente allontanarsi di qualche passo.
Per capire l’asino bisogna fare uno sforzo e accettare il principio fondamentale secondo cui se l’uomo è più intelligente, toccherà a lui scendere al livello dell’asino per comunicare: già lo facciamo coi bambini piccoli, imitando il loro modo di parlare li agevoliamo per essergli più vicini e permettergli di comunicare meglio con noi.
Se avrete la fortuna di conoscere un asino vi accorgerete che sarà sempre meno cosciente l’intervento per pensare come lui.
Somaro attento.

Gli asini comunicano attraverso il linguaggio del corpo: la mimica, la posizione della coda, i versi, i movimenti del corpo, delle zampe e delle orecchie (orecchie abbasssate all’indietro sono cattivo segno, alte e ritte sono segno di attenzione e curiosità)...

Allo stato selvatico gli asini vivono in famiglie non troppo numerose composte dalle madri coi rispettivi piccoli (nascono più spesso femmine). Lo stallone tollera i giovani maschi nel branco, ma, quando ai primi calori iniziano a interessarsi alle femmine e a lottare tra loro o a sfidarlo, li caccia; spesso gli allontanati formano branchi separati.
Sono dotati di un ampio repertorio di comportamenti sociali, e il branco non è guidato dallo stallone come tra i cavalli, ma dall’asina più saggia, spesso la più anziana.

L’asino selvatico vive in luoghi pietrosi e desertici con scarsa vegetazione (per questo mangia anche i rovi, anche con le spine) spesso son costretti dal clima anche a periodiche migrazioni. In alcuni esemplari si può notare una riserva di grasso che va dalla nuca alla coda che come le gobbe dei cammelli serve per fare scorte d’acqua per le traversate di zone aride.
Se l’appellativo “ASINO” si riferisce ad una personalità libera, indipendente, non influenzabile, ad una natura che non si lascia sottomettere e dominare, se “ASINO” è il nomignolo che si attribuisce a chi manifesta un comportamento che non si lascia addomesticare, beh allora dare dell’ASINO a qualcuno dovrebbe essere un complimento.


L'arte della mascalcia si applica anche al piede nudo degli asini.


VETERINARIA

(se fosse ferrato non sarebbe somaro...)

Le uniche cure di cui necessita sono quelle del maniscalco per la pareggiatura degli zoccoli e quelle del veterinario per le vaccinazioni e per la svermatura. Magari una limata ai denti ogni tanto per pareggiarli, dato che sono in crescita continua. Animale robusto, difficilmente dimostra sofferenza, bisogna osservarlo attentamente, magari quando mangia, per capire se ha problemi.


PERCHE L’ASINO?
(come è possibile negare ogni consapevolezza all' umile quadrupede?)

Il francobollo del 2007 dedicato dalle poste alle razze asinine tutelate.

Siamo davanti a scenari preoccupanti che investono l'intero pianeta: centocinquant'anni fa perdevamo una specie animale ogni dieci anni, oggi ne perdiamo tre ogni ora; assistiamo a sconvolgimenti climatici notevoli.
Non esiste nessun modello economico che tenga conto della distruzione dei sistemi naturali; siamo la prima generazione che trova la diossina negli alimenti e l'emergenza BSE (encefalopatia spongiforme bovina). Non esiste giornale o rivista nazionale, espressione di forze sociali o politiche, che faccia una informazione adeguata su questi temi.
Se escludiamo il Buddismo e alcune sopravvivenze dell'antico Zoroastrismo, l'insufficienza della lettura del mondo animale nelle religioni più note è un desolante dato di fatto che viene da lontano e si intreccia in visioni della vita opposte al biocentrismo.

Siamo disposti a intenerirci per le sorti del panda, cucciolone optical, morbido, grassottello e un po' tardo, minacciato d'estinzione. Più che giusto; senonché, a due passi da noi, altri animali rischiano di svanire dal nostro orizzonte, e non ce ne accorgiamo o quasi. Vale per pernici, lepri, poiane, selvaggina; ma vale anche per l'asino, un tempo corredo di ogni stalla e immancabile comprimario del nostro paesaggio agreste.
In tanti ormai han sentito parlare della pet-therapy e dell’ippoterapia o ne conoscono i benefici, e visto che (in Italia) l’onoterapia ancora non è stata riconosciuta, noi un po’ vogliamo anche lottare per questo: qualcosa lo dobbiamo all’asino, per i secoli di servizio umilmente resi...


DIFFERENZE COL CAVALLO

(è più piccolo, lento, morbido, attento...)

asino e cavallo

Ad una prima occhiata le principali differenze tra asino e cavallo sono anatomiche: sicuramente la statura (ne esistono poi di varie taglie, da 80 a 160cm).
La testa grossa con ganasce molto sviluppate e le tipiche orecchie lunghe: anche da adulto l’asino mantiene una testa grande e due grandi occhi una sproporzione che in natura ha l’effetto di muovere l’istinto protettivo, stimolare l’affettività e inibire l’aggressività. (img: asino e cavallo.jpg)
Ha la groppa (mulina) più stretta di quella del cavallo, il ventre grande e cascante (tanto che ai meno esperti l’asina può sembrare sempre incinta).
Ancora: hanno l’unghia (gli zoccoli) più piccola e più dura, una vertebra in meno, ossa più corte e poi la sua voce caratteristica: il raglio, definito da alcuni la voce più brutta del regno animale (raglio d’asino non arrivò mai in cielo, dice un proverbio) e invece da altri interpretata come una risata.
Si muove lentamente dando a tutti la possibilità di trovare con lui il proprio ritmo. Mette pace solo a guardarlo mentre pascola (provare per credere!).

Gli asini non giudicano, non svalorizzano e questo mette tutti a proprio agio.
Il rendimento lavorativo, paragonato a quello del cavallo, è notevole soprattutto date le dimensioni: necessita  di una minore quantità di cibo e di cure e ha una resistenza fisica notevole (spesso troppo sfruttata).
I bambini, ma anche gli adulti, si trovano più a loro agio con l’asino perchè non è imponente e nobile come il cavallo, non mette in soggezione; è caldo e ha il pelo più lungo, rado e soffice, quindi più piacevole al tatto così stimola ad esser abbracciato e accarezzato.

E' affettuoso in modo quasi invadente, infatti non tollera essere ignorato e fa di tutto finchè non riceve l’attenzione che esige.
Non va dimenticato che per insegnare qualcosa a qualcuno è fondamentale adeguarsi ai suoi ritmi di attenzione e di ascolto e fare in modo che ciascuno si senta a proprio agio come con un amico, un compagno di giochi.
Con delle orecchie cosi grandi non può che esser un buon ascoltatore: è molto attento alle parole, le memorizza facilmente. Altra cosa importante per lavorarci insieme è che riflette e ragiona: non sta ad imbizzarirsi o spaventarsi per la sua stessa ombra.

asino come terapeuta

La rieducazione con animali (pet-teraphy) è data da un insieme di metodi mirati a trovare, grazie all’animale, uno stato il più normale possibile.
La terapia fatta con l’asino sfrutta le caratteristiche biomeccaniche dell’animale condotto al passo (accettazione passiva dei movimenti dell’animale), ha l’effetto terapeutico di produrre stimolazioni pedagogiche e psicologiche con l’integrazione psicomotoria e fisioterapica.
Svolgere dei percorsi-gioco con l’asino agisce sulla regolazione del tono muscolare e aiuta nella risoluzione delle contratture, apporta rinforzo nella riduzione del tono, aiuta nel miglioramento della coordinazione muscolare e dell’equilibrio, aumenta il guadagno di ampiezza articolare.
Aumenta le competenze cognitive: l’asino invia stimoli di morbidezza, calore, odore, movimento, rumore, quindi aumenta l’attenzione. Poi ha reazioni imprevedibili, reagisce anche ai segnali inconsci di chi lo guida, quindi migliora la concentrazione e i tempi di reazione.
Gli esercizi fatti guidando l’asino in spostamenti predefiniti, allenano l’orientamento spaziale, fanno creare associazioni tra figure, stimolando anche la memoria.

E’ un momento della riabilitazione extraospedaliero e piacevole, perciò ha una grande spinta emozionale ed affettiva.L'asino è socievole con chi è gentile con lui.
Le fasi della terapia con asini sono:
-una prima fase di avvicinamento e reciproca conoscenza con esercizi e giochi nel recinto;
-una volta fatta amicizia, bisogna salire in groppa;
-in questa fase bisogna lavorare insieme all’animale con svariati esercizi, decisi con il tarapeuta/psicologo che già si occupa del diversamente abile (esercizi volontari in flessione, di rotazione del tronco, circonduzione degli arti, piegamento sul collo, percorrere sentieri prestabiliti ecc.);
-finito il lavoro arriva il momento di salutare l’asino, spazzolarlo e ringraziarlo;
-infine per meglio assimilare l’esperienza sarà utile disegnare l’avventura appena vissuta; il disegno è un importante strumento di analisi che consolida l’esperienza, aiuta ad esprimere il proprio mondo interiore e dà quindi anche un riscontro e un aiuto per conoscere la persona.

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