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CONF ORTO
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Progetto confORTO

Il verde benessere: un orto sinergico, sociale e condiviso.

A d o t t a   u n a   z o l l a !
E' gratificante per tutti e gratuita per i soci!

Telefona oppure manda un'email a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Nel 2015 siamo stati aiutati nella manutenzione straordinaria dell'orto e del verde del centro parco di Villa Pompeiana dai ragazzi dell'associazione ASSIA.


Grazie al contributo del Parco Regionale dell'Adda Sud abbiamo gli attrezzi
per l'orto di Villa Pompeiana!


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(scarica il PDF sul tuo smartphone per averlo sempre a portata di mano)

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Perchè un orto?

Perchè nella nostra società, stressante e stressata, piccoli spazi verdi si propongono per recuperare benessere e il contatto con la natura e con se stessi.

Così come gli animali, utilizzati nella “pet therapy”, anche l’ortoterapia lavora con esseri viventi, ed è particolarmente indicata per curare particolari disabilità o semplicemente uno stato di disagio:
af terapista
· disabilità fisiche con patologie congenite o da traumi,
· disabilità psichiche,
· stress,
· depressione,
· ansia,
· vecchiaia,
· tossicodipendenza,
· stato di detenzione ecc.

L’attività di CONF-ORTO è meglio se svolta in gruppo:
· migliora l’autostima,
· incoraggia il senso di responsabilità,
· stimola la socializzazione,
· combatte il senso di solitudine,
· mantiene vivi mentalmente e fisicamente,
· sollecita l'attività motoria,
· contribuisce ad attenuare stress e ansia,
· aumenta il buon umore,
· favorisce il senso d'orientamento,
· favorisce l'interazione con l'ambiente.
asino fenice carro frutta
Le attività di CONF-ORTO comprendono:
- l'attività di giardinaggio,
- la coltivazione di piante e di ortaggi, e le relative attività,
- preparare il terreno,
- piantare,
- organizzare lo spazio,
- seguire lo sviluppo,
- osservare la fioritura,
- procedere alla raccolta.

Obiettivi rivolti all’utente:
- Benessere e gratificazione personale;
- Attivare nuovi percorsi terapeutico - riabilitativi;
- Favorire l’autonomia e l’integrazione socio - lavorativa;
- Stimolare l’educazione ambientale e la valorizzazione dell’ambiente circostante;
- Stimolare le capacità residue;
- Rinforzare l’autostima.

Obiettivi rivolti al contesto sociale:
- Potenziare l’offerta di percorsi di inclusione sociale della persona disabile nel territorio.
- Coinvolgimento di numerosi partners esterni (enti locali, Comune, Provincia, Regione, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Slow Food, associazioni di volontariato, Scuole, Fondazioni, Aziende private).

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Le origini dell'agricoltura sinergica: da Fukuoka alla Permacultura di Holmgren-Mollison.

Metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato a partire dagli anni ’80 dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip (1938-2003), adattando al clima mediterraneo i principi dell’agricoltura naturale dell’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008).

 

Partendo dall’osservazione di ciò che avviene spontaneamente in natura, Fukuoka estrapolò quattro principi da applicare nella cura della terra e che pongono l’agricoltura in armonia con la natura senza utilizzare tecnologie e senza produrre inquinamento:

 

1. Non arare – Nessuna lavorazione del suolo poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici, l’attività di microrganismi, lombrichi, insetti e piccoli animali;

 

2. Non concimare – Nessun concime chimico né composto preparato poiché il suolo lasciato a se stesso conserva ed aumenta la propria fertilità;

 

3. Non sarchiare – Nessun diserbo poiché le erbe indesiderate non vanno eliminate ma controllate; le radici non vanno eliminate dal terreno;

 

4. Non usare fertilizzanti né pesticidi – Nessuna dipendenza da prodotti chimici poiché la natura, se lasciata fare, è in equilibrio perfetto.

 

Il quinto principio, non elencato ma trattato ampiamente nei suoi libri e che egli stesso sperimenta è:

5. Non potare – Ciò è possibile solo coltivando gli alberi dal seme: è sufficiente una sola potatura per non poterne fare più a meno.

 

Cosa rimane da fare? Beh! Piantare, pacciamare, irrigare, osservare, raccogliere, in ogni caso un carico di lavoro ben diverso. Tali principi diedero il nome a quella che lo stesso autore definì l’agricoltura del Non Fare.

 

Spostiamoci ora in Australia. Negli anni settanta David Holmgren e Bill Mollison appresero i danni causati dall’agricoltura tradizionale e grazie allo sviluppo di un approccio olistico svilupparono metodi di progettazione coerenti con il principio “vivere senza distruggere”, ovvero cercando di conciliare i bisogni umani con quelli della natura nella costruzione di insediamenti umani sostenibili.

 

L’agricoltura sinergica di Emilia Hazelip

Emilia scrive in un suo articolo:

L’Agricoltura Sinergica che io pratico si è sviluppata a partire dal lavoro di Fukuoka, microbiologo giapponese precursore della Permacultura, e si tratta di una agricoltura che permette al suolo di mantenersi selvaggio anche essendo coltivato. Quest’agricoltura ha una sua tecnica e non si può definire come del “Non Fare” come il metodo di Fukuoka, giacché mantiene una dinamica selvaggia in un suolo coltivato fertile e sano, il che richiede molto calcolo e organizzazione nel lavoro.

 

Gli attuali metodi di coltivazione isolano le piante artificialmente in monocolture a filari rigorosamente distribuiti sul terreno. Le incoraggiano artificialmente nello sviluppo, scavando e modificando il terreno naturale, usando fertilizzanti per le specie produttive e diserbanti per tutte le altre ritenute inutili, usando pesticidi contro le più piccole forme di vita animale. Il risultato e’ quello di avere nei supermercati frutta e verdure grandi e colorate, ma povere di micronutrienti, oltre che parzialmente tossiche per la salute umana (veleni occasionalmente non rilevati, o non ancora proibiti, o tollerati in “basse dosi” dalla legge).

L’agricoltura tradizionale crede che se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo altrimenti quest’ultimo si impoverisce. In sintesi, le piante sono accusate di sottrarre fertilità al suolo.

Ma aggiornati studi microbiologici evidenziano il fatto che le piante crescendo e vivendo creano un suolo più fertile di prima, grazie a residui organici ed attività biochimiche. Alan Smith, un microbiologo australiano, ha dimostrato come arare la terra danneggi i cicli nutritivi del suolo, e lo ha fatto rivelando uno dei cicli più importanti per la vita delle piante e del suolo: il ciclo Ossigeno-Etilene .

 

Con la rielaborazione operata da Emilia, i principi dell’Agricoltura Sinergica che potremmo infine prenderci la briga di enunciare sono:

1. Non lavorare il suolo (né arare né zappare);

2. Non compattare il suolo;

3. Non aggiungere alcun prodotto esterno (concime, fertilizzante, pesticida, erbicida);

4. Piantare insieme almeno tre specie di piante.

 

af lavori in corso


 

L’orto

Gli organismi presenti in un suolo spontaneamente nell’ orto sinergico non sono visti come un pericolo ma come un vantaggio da mantenere nel modo migliore a supporto del massimo sviluppo agricolo.

Nell’ orto sinergico non si zappa né si ara il terreno, non si concima con concimi chimici né organici. Evitando lavorazioni artificiali e seminando una gran varietà di piante la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.

Quando ariamo la terra provochiamo sempre un ingresso nel sottosuolo di una grande quantità di ossigeno che “brucia” subito la stragrande maggioranza dei microorganismi utili.

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con quelle stagionali e la stessa verdura è presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta).

 

E’ importante dividere nettamente la zona calpestabile da quella dove invece crescono le piante, in questo modo si evita di compattare il suolo.

 

Le fasi di preparazione dell’orto sono:

1. Preparazione del suolo

2. Formazione dei bancali

3. Impianto di irrigazione

4. Pacciamatura

5. Tutori permanenti

6. Siepi frangivento e protezioni


Nella zona coltivata si mantiene la terra sempre ricoperta da uno spesso strato di pacciamatura (meglio un misto di materiale di recupero o di riciclo: paglia, rametti, carta non tossica, foglie morte) che ha la stessa funzione delle foglie morte sul suolo di un bosco.

Il suolo non è mai scoperto in natura. La pacciamatura trattiene una basilare umidità del suolo, combatte la crescita delle erbe spontanee mantenendo il terreno lontano dalla luce diretta, protegge la fertilità del suolo dal dilavamento della pioggia, evita l’ effetto di compattamento del suolo quando piove violentemente o grandina.

Solitamente in questo tipo di orti l’irrigazione viene applicata con la tecnologia “a goccia” (tubi forati installati sotto la pacciamatura), senza sprecare quantità d’acqua nell’aria o sulle foglie, oltre che senza rischiare di slavare sostanze nutritive utili dal corpo della pianta o dal terreno.

 

conforto 313

 

 

 

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af calendario orto 2014

 

volantino conforto lgc sesto

 

 

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